Autostima

L’autostima

Tempo fa c’era una pubblicità di una nota marca di shampoo che, attraverso testimonial noti nell’ambito del cinema o della moda, diffondeva lo slogan: “io valgo”.

Di questo espediente pubblicitario mi colpiva molto l’azzeccata capacità di marketing, sia nel far leva sul bisogno di rispecchiamento nel modello, che soprattutto nel colpire la mancanza di autostima della maggior parte della popolazione.

L’incapacità di autogiudizio

Soppesare il proprio valore, o semplicemente riconoscere di averlo, rappresenta di sicuro un’ operazione alquanto complicata per molte persone.

Molto bene si nasconde questa incapacità di “autogiudizio” dietro vite spese a rincorrere perfezioni estetiche o professionali.

E da qui il brulicare di costosi interventi per rendersi chirurgicamente “perfetti”, o la fama di successo ed affermazione che sacrifica il  sano nutrimento affettivo e relazionale.

Il rovescio di questa, sono le tante valide persone avvolte nella  depressione più nera che li spinge verso il baratro del “dimenticatoio sociale”.

Ma perchè il nostro sguardo ci conduce dietro miti così lontani da noi stessi?
Perché il peso di giudizi castranti schiaccia rendendoci inermi?

Costruire un immagine positiva di se

L’Autostima non si acquista con un oggetto, attraverso uno status sociale e nemmeno te la possono regalare i complimenti degli altri.

L’autostima è una costruzione che si erige nel tempo, dalla nascita in poi sono i mattoni che uno dopo l’altro l’amore e gli sguardi delle figure significative che ci circondano sapranno cementare in noi.

Ogni mattone è come una frase stampata nella nostra personalità che può significare “Io ti  ti vedo per ciò che sei e sei importante” oppure “Io non ti vedo e non credo tu ce la possa fare”.

Difficile immaginare che proprio nello stretto ed amorevole  nucleo famigliare, anche soltanto una persona possa commettere tale imperdonabile errore.

Ed invece accade frequentemente, in modo più o meno consapevole che rabbia, frustrazione e debolezze personali si proiettino immediatamente dalle braccia del genitore a quelle dell’indifeso bambino, che non può far altro che ricevere, poiché per lui o lei quello “è l’amore e quella sarà la sua verità”.

A seguito di tale carenza, si viene a creare nell’adulto un grande tassello mancante che maldestramente viene coperto  con le più dannose “toppe” tra cui le scelte di apparenza sopra elencate.

Qualunque sia la scelta “di copertura”, la sensazione che ne deriva è sempre di insoddisfazione e inadeguatezza.

Il giusto tassello spesso risulta essere una sana e profonda relazione affettiva, che restituisca alla persona un sentimento di sé quale essere umano degno di amore stima e rispetto.

Nemmeno questo è sempre facile da trovare o a volte non sembra bastare a colmare quello spazio vuoto.

Il progetto terapeutico

In questi casi, il progetto psicoterapeutico della coppia terapeuta-paziente, si sviluppa nella costruzione del giusto tassello per completare il puzzle attraverso un lavoro integrato qui riassunto in fasi:

  • individuazione dello spazio personale.
  • educazione percezione emozionale.
  • intervento induttivo sulle mappe mentali utilizzate e sviluppo di nuove più efficaci.
  • ridefinizione delle risorse.
  • intervento pratico strategico nel raggiungimento degli obbiettivi.

Mi piace pensare a questo tipo di percorso per la persona, come un attento e delicato lavoro di recupero di ciò che non c’è stato per agevolare un passaggio sereno a ciò che sarà.