Sport

Sport e vita

Non nascondo mai l’immensa soddisfazione che provo nel lavorare nell’ambito dello sport con gli atleti, sia che appartengano a club privati, sia che spicchino nelle file delle federazioni nazionali.

Ad ogni livello, la motivazione e l’adrenalina di vedere in modo diretto i risultati del training psicofisico fatto insieme, arricchisce il mio lavoro di psicoterapeuta.

Lo sport ha rappresentato una fetta molto importante della mia vita e della mia formazione, quindi unire la mia esperienza di atleta alla conoscenza professionale, significa aggiungere una marcia in più nella relazione con il paziente-atleta.

Definirei lo sport come un istinto innato nell’uomo, in cui il confronto e superamento dei propri limiti, insieme all’esigenza di misurarsi affrontando l’altro, esistono sin dall’antichità e non solo, ogni concetto nello sport rappresenta una vera e propria metafora di vita.

Pensate a frasi come: Non mollare, cadere al tappeto, puntare più in alto, vincere la sfida, condurre il gioco, tenere testa, ansia da prestazione, superare gli ostacoli, cadere, risollevarsi….

E ce ne sono d’ infiniti altri, sono tutti modi di dire che nascono dal linguaggio sportivo ma appartengono alla nostra quotidianità descrivendone aspetti salienti e vitali.

Praticare sport a livello dilettantistico è importante per attivare tutte le risorse che risiedono nel nostro corpo, che è come un industria che possiede già al suo interno tutti gli elementi per costruire il “benessere psicofisico”, parola abusata su ogni fronte del marketing pubblicitario, dalle creme alle palestre ma cosa significa?

Significa che l’essere umano dovrebbe tendere ad un equilibrio fra attività e consapevolezza sia della mente che del corpo.

Quindi risulta fondamentale, non solo una buona istruzione e capacità intellettuale, ma anche un’educazione alle possibilità corporee di movimento e percezione che alla fine renderanno sempre più consapevole l’individuo dell’artificialità della divisione fra mente e corpo.

La spinta educativa verso l’integrazione ed il bilanciamento di attività definite fisiche a fronte dell’incalzante avvento della “palestra intellettuale” è di fondamentale importanza fin dai primi anni di vita, in cui i bambini hanno molta più facilità ad assimilare concetti facendo e muovendosi piuttosto che stando fermi ad ascoltare.

Lo sport o il movimento fisico dovrebbero rappresentare a mio avviso, un’azione quotidiana di ogni persona, dal neonato all’anziano.

Sono certa che a molti di voi sarà capitato almeno una volta di trovarsi a fare jogging o andare in bici o nuotare e nel frattempo assistere al proprio scorrere dei pensieri in modo più veloce, lucido e produttivo, nel senso che dopo quella mezz’ora di attività fisica avete dato soluzione o risposta a qualche vostro quesito.

Questo è un semplice esempio di come l’attivazione sia sempre psicofisica e per dirla in termini semplicistici: il movimento prolungato del corpo ha attivato il lavoro della mente, producendo un ottimo traguardo sui due fronti.

Capite bene che, se questo stretto legame fra i pensieri e il movimento accade già nel quotidiano, diventa determinante nel percorso dell’atleta.

Più è elevato l’impegno agonistico e più blocchi e nuclei irrisolti emergono,dando luogo durante la competizione,un fallimento inaspettato o un peggioramento della prestazione.

Ecco spiegata l’importanza di un buon training psicofisico, che al pari di un costante allenamento nella propria disciplina sportiva, determina il successo dell’atleta, mettendolo più possibile al riparo dai tranelli e dagli auto sabotaggi che esso stesso, suo malgrado può mettere in atto in gara.

La competizione è prima di tutto con i propri limiti psicofisici e poi, solo in seconda battuta, con l’avversario.