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Il trauma

Il trauma

In sintesi il trauma può essere definito come un episodio di cui l’individuo ha memoria e rivive in modo cosciente in alcuni momenti del quotidiano interferendo in modo negativo sulla percezione dell’attività routinaria della persona oppure può trattarsi di un evento rimosso, e quindi dal forte carico emotivo, che non viene ricordato ad un livello cosciente ma i cui effetti hanno modificato e continuano a modificare i vari aspetti funzionali della persona.

La neurofisiologia del trauma

La definizione di trauma

Il Disturbo post traumatico da stress è stato definito da Van dee Kolk (1996) come una condizione in cui i sintomi sono pensieri intrusivi, sogni e ripetuti flashback in cui ritroviamo iperattivazione e intorpidimento.

Levine (1997) definisce il trauma come ciò che travolge le risorse dell’individuo.

In questo status si attivano modalità di risposta primitive come “combatti e fuggi” o il bloccarsi completamente.

Tutte queste modalità sono infatti saldamente ancorate alla nostra neurofisiologia interna.

Van del Kolk (1996) ci sottolinea il fatto che alcuni casi di disturbo post traumatico da stress possono diventare subclinici ma continuare ad influenzare la fisiologia del paziente.

Vediamo spesso sindromi non diagnosticabili in cui la sintomatologia del trauma è molto invalidante ma non ascrivibile a patologie mediche.

L’esperienza Clinica ci dimostra sempre più che invece tanto si può fare con la Terapia Polivagale, anche e soprattutto in questi casi.

Come afferma Van del Kolk, non è possibile ottenere la guarigione del paziente se quest’ultimo non diventa consapevole del corpo e se il corpo è in uno stato di iperattivazione da attacco fuga.

Le diramazioni del nervo vago

Stephen Porges riprendendo i lavori di Scaer sull’immobilizzazione, distingue nella teoria polivagale due nuclei.

Il motorio dorsale, più antico non mielinizzato, responsabile della risposta di freeazing, immobilizzazione nelle situazioni di minaccia durante la quale avviene un rallentamento delle funzioni cardiache, respiratorie.

L’altro nucleo è quello ventrale che è più recente e mielinizzato che regola l’attenzione, l’orientamento promuovendo la comunicazione sociale.

Una nuova visione

Questa nuova visione amplia in modo determinante la precedente concezione della bilancia neurovegetativa in cui si evidenziava la diade simpatico (attacco/fuga) parasimpatico (processi di recupero e crescita).

Si aggiunge al parasimpatico dorsale una seconda istanza, deputata alla difesa estrema dell’organismo in cui avviene immobilizzazione, svenimento e dissociazione.

Esiste una correlazione positiva tra individui che dissociano attivamente al momento dell’evento traumatico e lo sviluppo negli stessi dei sintomi del disturbo post traumatico da stress rispetto a coloro che non entrano in dissociazione.

La dissociazione come sistema di difesa

La dissociazione può attaccare il sistema cognitivo in genere oltre ad impoverire la capacità di apprendimento e predisporre alla coazione a ripetere.

L’individuo diagnosticato con il disturbo post traumatico da stress vive uno stato di blocco fisiologico.

In questo predomina il vago dorsale e l’azione del simpatico ingaggia a livello di vasocostrizione quei distretti coinvolti nella dissociazione.

Ciò comporta aree più soggette a distrofia e ischemia.

Si denota di conseguenza una persistenza sintomatologica a causa del pattern di allerta e pericolo ancora presente nelle memorie procedurali.

Reset neurofisiologico

La Terapia Polivagale interviene sul trauma agendo sul sistema nervoso centrale e periferico.

Ciò che avviene è un vero e proprio reset neurofisiologico in grado di cambiare il completo assetto del paziente.

Questo aspetto così pratico e direttamente corporeo della Terapia Polivagale consente alla persona di non dover impegnare sedute su sedute a raccontare, analizzare e sviscerare in modo minuzioso il suo trauma.

Questa pratica infatti risulta controproducente, poiché rafforza le difese cognitive della persona impedendo la reale risoluzione del problema.